ANDREA COPPOLA

video projects

attraversamente

sculture/installazioni

introduzione

In questi anni di ricerca e di lavoro sono arrivato a concepire l’arte come un procedimento magico e mistico, un artista non è solamente un creatore di cose, oggetti, ambienti, forme e concetti ma soprattutto è un uomo che ti porta con mano in territori sconosciuti, carichi di un sentire quasi religioso, è un uomo che crea esperienze diverse per se stesso e per gli altri, in cui si crea interminabilmente, mutando la propria identità continuamente e dimostrando che la magia esiste e che il “fare” è un preciso processo magico, simile al fare di uno sciamano, che con i suoi riti, con le sue magie appunto, ti porta altrove e vicino all’ignoto, a dio, al suo. Tuttavia, oltre che creare oggetti, sculture, installazioni e video, negli ultimi anni le mie opere si sono trasformate in vere e proprie esperienze, come il camminare a piedi per 700km lungo la costa della Sicilia, usare la parola e il dialogo al posto di scalpelli e martelli, creare progetti artistici collettivi e approfondendo il mio lavoro sull’identità e l’ibrido culturale in diverse forme, che mi hanno avvicinato in qualche modo all’antropologia e l’etnografia, a degli universi in contrapposizione, tra ciò che può essere definito esotico, culture diaspora, all’interno del mio vivere e delle forme del mio quotidiano, studiando riti, leggende da rimodulare a mio modo, rifondando la ritualità stessa nella sua definizione, scoprendo la magia nel mio quotidiano, nel mio intimo vivere, attraverso gesti, di cui a volte non ne rimane traccia, introiettando la poesia nella mia vita e nelle cose che mi accadono, trasferendo l’oggetto della ricerca dalla scultura al mio personale modo di vivere, trovandomi molte volte a inventare cerimonie di cui non so, riti sconosciuti, gesti magici che hanno influito in maniera determinante nella mia crescita personale e artistica, fino a trovare una definizione di me e della mia condizione. Ed è infine così che introduco me stesso, my-selves, che mi ha spinto pochi mesi fa, a scrivere su di un muro:
-Io sono un folle, Un’artista, Un cyber/animista-

cyber animist computer voice

“that thin ash line”

Sarà forse questa l’intuizione che cercavo? Dall’icona clandestina alle reliquie archeropite…Ma le reliquie hanno bisogno di un corpo che le abbia trans/figurate al divino. Ecco! Io sono l’oggetto della divinità. Lo spazio antropologico del tempo si introietta nel mio corpo fisico e negli oggetti che ho toccato o indossato. I miei riferimenti artistici non sono più i primitivi di Altamira, i nativi, o gli aborigeni; diventano invece coloro che hanno cercato di incarnare l’umanità nell’Uomo/uno&Dio=D’io. Ecco il senso di Wharol, San Francesco, Duchamp, Klein, Beuys, Bacon e poi Rainer, Kiefer, Ontani (e pochi altri).
(Marco Fioramanti, da “Night Italia”, www.fioramanti.it)

Ciò che mi affascina è il legame tra l’arte e la magia, la ritualità, andando a studiare diversi riti esistenti in varie culture, che sono acquisite in me e rimodulate in forma di media-works, opere interattive e monumentali, ambienti polisensoriali che innescano esperienze forti ed extracorporali, in cui l’astante possa persino avere paura, in cui si ritrovi all’interno di sacrifici animali, passaggi, mutazioni, e processi mistici, universi cyber\animisti. Per fare questo s’intende iniziare uno studio antropologico ed etnografico su diverse culture native da cui prelevare tradizioni e procedimenti, frammenti di culture che si mixano con il nostro contemporaneo sentire, con la robotica, i computer, il video e tutti quei feticci del nostro mondo, proprio perché è nel sincretismo, nell’unione dell’incompatibile, del diverso, nella polifonia, in cui possiamo rifondare e sentire l’energia cosmica che cela il nostro essere al mondo, il senso delle cose, e la capacità di sentire gli eventi, la magia che ci sta intorno, intesa come processo di trans-umana-azione delle cose. L’artista come un cyber\sciamano può aiutarci a ritrovare la fede e di immaginare lo spazio che ci circonda come qualcosa che ci parla continuamente e che ci può aiutare a vivere la vita in maniera più profonda, fatta di sensazioni vere, ma di cui non sappiamo, ma che nella maggiore dei casi abbiamo inteso come Dio, qualcosa che sentiamo nel profondo di noi stessi, che può esistere solo in noi, in me, in te, in D’io. L’esperienza dell’arte quindi si muta in esperienza mistica e religiosa, non più come mero strumento di comunicazione di un “messaggio” ma di estrema vicinanza con l’ignoto, e di scontro\incontro con i diversi tabù che ancora oggi delimitano territori di paura e di dis-conoscenza, come la morte, la sessualità, il rapporto\relazione uomo-animale, il corpo, il dolore, l’identità. La mia appartenenza culturale quindi non ha più limiti geografici, ma è il risultato degli attraversamenti mentali e fisici dei mondi che esploro, che si innestano nella mia identità in forma di diaspora, lasciandomi contaminare dalle culture, native o non, che mutano il mio sentire, myselves, in una mistura ibrida – ri-cercandomi all’interno di fratture – tra il mondo in cui sono cresciuto, e i mondi che scoprirò, linee di polvere, tra scarti, scelti con attenzione, di quello che resta della scienza, del tecnologico, del moderno, e quello che va scoperto del naturale, del religioso, del mistico, dell’animismo. Materiali poveri e scarni si combineranno con immagini, video, software, elettronica, ossa, organi animali, cavi e suoni, per creare delle esperienze visive e polisensoriali in cui immergersi e sentirsi come degli ipotetici etnografi che scoprono e traducono dei processi rituali ignoti, ma che in qualche modo si pongono come testimonianza del contemporaneo e traccia della sua pelle sporca e frammentata. La ricerca antropologica ed etnografica che sta dietro questi progetti non è utilizzata per andare a scavare nella storia e/o nei costumi dei popoli nativi, ma piuttosto per re-impastarne la sostanza e “ingerirla” in un modo del tutto diverso, soggettivo, casuale e in modi che ancora non conosco. Quale relazione tra il linguaggio delle arti, e la traduzione/assimilazione/interpretazione/ dei fenomeni di trans-soggettivizzazione e trans-umana-azione della natura e della sua energia mistica? Tenterò in questo triennio di trovare degli spunti e delle risposte a questo quesito, nella speranza però di non riuscire mai, fino in fondo, a comprendere queste dinamiche di magia intensa, per rimanere ancora di fronte allo sconosciuto, all’ignoto, e continuare a credere e a cercare Dio, (se così vogliamo chiamarlo) in tutte le forme del mio immaginario.

bio

Andrea Coppola nasce a Paternò nel 1985.
Formatesi sin da piccolo all’interno dello studio “le Nid” del maestro Barbaro Messina approfondisce le conoscenze tecniche legate alla ceramica e alla scultura, che negli anni a venire lo portano ad iscriversi presso l’accademia di belle arti di Catania dove ha modo di potersi confrontare con il panorama dell’arte contemporanea locale e nazionale. La sua formazione viene arricchita da una borsa di studio, il programma Socrates-Erasmus, che gli ha permesso di trascorrere 6 mesi presso l’università “Sint-Lukas” di Bruxelles, (Belgio) nella sezione di arti sperimentali, dove inizia un’intensa ricerca formale che punta alla fusione tra le tecniche classiche della scultura applicate al video e alla performance. Nel 2007 cura e organizza un progetto di enorme rilevanza, “Attraversamente”, un cammino di 700km interamente percorso a piedi per le strade della Sicilia, coinvolgendo artisti fiamminghi e siciliani, realizzando numerose opere itineranti. È altresì fondatore e direttore artistico di Attraversamente.concept.house, una casa atelier che ha sede a Belpasso (CT), dove tra le tante attività di ricerca e sperimentazione artistica cura e gestisce un programma di residenze d’artista e un laboratorio di progettazione culturale. Le sue opere sono state esposte in Italia e all’estero, tra cui il Belgio (presso gli atelier sint-lukas) e la Repubblica Ceca (nell’ambito del progetto europeo “Potentially Europe”), nonché in diverse città della Sicilia e sul territorio nazionale. Ha realizzato un monumento in pietra lavica per il comune di Città Sant’Angelo (PE) in occasione del gemellaggio con la città di Nicolosi CT e tra le mostre di maggior rilievo possiamo citare la rassegna “videosicilia” a cura di Renato Bianchini e Gate 21, Palazzo della Cultura CT, “INDICE” a cura di Tiziana Rasà, BOCS (box of contemporary space) CT, e molte altre partecipazioni a festival e proiezioni, tra cui “video sul grande cretto di Alberto Burri a Gibellina” a cura di Mercedes Auteri, didattica Fondazione Puglisi Cosentino CT . Tra gli ultimi progetti possiamo citare “Oasi della Cultura” (www.oasidellacultura.eu) cofinanziato con i fondi della comunità europea, nell’ambito del programma “Gioventù in azione”, dal quale è stato realizzato un film, “Nahar Musa” di cui ha curato la regia e il montaggio, oltre ad aver scritto e diretto l’intero progetto.
Attualmente vive e lavora presso “attraversamente.concept.house”