GIORGIA DI CARLO

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introduzione

Ciò che oggi potremmo definire sincretismo, è l’incontro polifonico tra realtà differenti, che si trovano a convivere, anzi ad unirsi e mescolarsi in quello che è diventato il villaggio globale, dove creano nuove culture, figlie della diaspora e di culture nomadi costrette al riadattamento delle proprie abitudini, dei propri usi, costumi e consumi. Oggi descrivo questo mio percorso verso le teorie sincretiche, come frutto di una riflessione profonda e lunga sul concetto di identità, mistica e antropologica. Il nostro mondo interiore è un arcipelago di ii, una pluralità di sfaccettature che deriva dall’incontro con l’alterità e dall’esperienza del mondo. Possiamo riconoscere una paternità del nostro io ad una sola di esse, considerando pirandellianamente tutto il resto “maschera”,  o dovremmo invece accettarle tutte, come geneticamente e visceralmente nostre e quindi ristabilire la ricerca del se su un piano la cui base conoscitiva/ontologica risiede nel rapporto con l’alterità esterna e interna a noi stessi? È degli Anni Settanta il caso di un bambino affetto da una gravissima forma di immunodeficienza che per sopravvive fu sottoposto all’esperimento di un’esistenza vissuta isolato in una sorta di bolla di protezione assolutamente sterile e totalmente lontana dal contatto esterno con l’altro. Quel bambino crebbe senza mai poter toccare sua madre, senza avere un contatto diretto e puro con l’esterno. Il caso di questo bimbo-esperimento mi fece riflettere sull’umana condizione. Deprivati dello scontro con l’al – di – fuori – da – se, siamo deprivati da una sorta di istintuale pulsione di morte, così come lontano dal contagio infettante del contatto con l’altro, quel bambino diventa alieno al mondo e alieno a se stesso, perché i germi al di fuori dal suo micro mondo, non lo sfiorano, non ne  minano la precaria sicurezza identitaria, non gli permettono di scoprire gli ii segregati nel proprio inconscio.

identità opache

A me piace pensare che il mio volto, il mio sangue,  la mia esistenza derivino da una storia più ampia di questi 24 anni vissuti sotto questa forma, una storia ancestrale,  nascosta dentro i miei geni. Una storia determinata da antichi viaggi, antichi scontri. Il mio sangue nomade che ha varcato tutti i confini geografici e culturali, oggi si consegna a me sotto forma di questo volto, questi colori, questa pelle, sotto sensazioni inspiegabili e misteriose che magicamente mi connettono con il mondo e mi danno la sensazione di esser parte di un tutto infinito antropomorfo e amorfo allo stesso tempo.
In queste riflessioni dove antropologia e filosofia si mescolano nella ricerca di un’identità spura, sincretica appunto, il concetto di cultura è stato un punto di riflessione di grande importanza. La cultura può essere definita un’acquisizione socio-geografica relativa e parziale, nata dal bisogno dell’uomo di socializzarsi e di condividere un sistema di valori, culti e credenze dettato dall’ambiente nel quale l’individuo si trova a nascere, forse per un puro caso del destino, e che via via gli diventa sempre più familiare  e metabolizzato. Secondo il principio di opacità, in realtà non è mai esistita una divisione netta tra culture, ma in mezzo vi è  una serie di interstizi di possibili variabili culturali che si interpongono tra il sé e l’altrove e che ne fanno inscindibilmente parte. Jean-Loup Amselle postula così la sua teoria del sincretismo originario che nega la scissione tra le culture: Un “sangue” così “misto” il quale scorre dentro la nostra stessa identità intima prima che culturale, cosicché non parleremo più di io ma di infiniti ii che muovono la pluralità dei rapporti sincretici.
Siamo dunque esseri contaminati per natura.

assorbimento del nemico sacro

Identità marronizzate, in fuga da ogni vincolo etnico.[marronizzazione]come corsa telematica dentro e fuori le reti,come incrocio di ruoli e identità congelati[…]il piacere del marrone,la sua bellezza,il suo fascino non sta nel colore di un corpo danzante,ma nell’atto del dislocarsi,nella scelta di spostarsi e  disorientarsi .
Le culture sono esseri viventi, organismi che nascono e seguono un ciclo vitale, dove la morte non esiste se non nel principio di trasformazione.
Esseri eterotrofi quali sono le culture, hanno bisogno di un nutrimento che provenga loro dall’esterno e che risieda dunque nell’incontro e nello scambio con l’alterità. Ingerendolo, viene rilasciata dentro tutta la sua forza interiore,la sua stessa anima.
L’assorbimento sacro del nemico sacro , trasforma l’ostile in complice e la cultura mangiata e interiorizzata viene fatta propria in un ripensamento ermeneutica dell’altro. La sacralità del nemico risiede proprio nel suo essere il cibo di cui una cultura ha bisogno per potersi rinnovare e trasformare preservando così la propria esistenza che si rinnova nel ripensamento dialettico del confronto con l’alterità.

Massimo Canevacci- Sincretismi. Una esplorazione sulle ibridazioni culturali. Ed. costa & nolan,1995- pag.26
Oswald De Andrade

bio

Giorgia Di Carlo, nata a Catania nel 1986.
Iscritta presso l’accademia di belle arti di Catania, dal 2005 al 2009. Nel 2008 partecipa ad Agrigento Arte, a cura di Francesco Gallo. Dal 2008 al 2009 collabora come giornalista con la web-rivista Hzine, mensile di informazione artistica. Nel 2009 ha beneficiato della borsa di studio Socrates Erasmus presso la Facultat de bellas artes Miguel Hernandez di Elche,con sede distaccata in Altea (Alicante),Spagna, per un periodo di studi di sei mesi, durante il quale partecipa a due eventi espositivi presso la stessa facoltà:  Miguel Hernandez,el poeta, esposizione per la quale realizza, in collaborazione con altri due giovani artisti italiani, il video Zatatatan, dedicato alla poesia di Miguel Hernandez. Negro +, esposizione sull’ africanità secondo lo sguardo occidentale. Nello stesso anno partecipa alla realizzazione del progetto europeo Oasi della cultura a cura del collettivo di ricerca e sperimentazione artistica Attraversamente, realizzando un mediometraggio sul fiume Simeto dal titolo Nahar Musa. Nel marzo 2010 ha conseguito la laurea presso la facoltà di Belle Arti di Catania, con una tesi sul sicretismo, ricerca artistica ed antropologica che ha maturato nel corso degli studi universitari e che continua ad essere oggetto di studio per il proprio percorso artistico e culturale.
Attualmente vive a Nicolosi (CT) e lavora presso attraversamente.concept.house.